Friday, 26 March 2010

Jung and the four masks / Jung e le quattro maschere /Jung y las cuatro máscaras /Jung et les quatre masques -P.Coelho

Music by: Les Choristes - "Caresse sur l'océan"
http://www.youtube.com/user/laurabellisoprano#p/c/742C46F20EEC95CD/18/rEs1wtsw_IA

Carl Gustav Jung, one of the founders of modern psychoanalysis, used to say that we all drink from the same source. To explain this concept, he developed a theory whose origin can be found in the work of the ancient alchemists, who named this source the “soul of the world” (anima mundi).

According to this theory, we always try to be independent individuals, but one part of our memory is the same. Whatever our creed or culture may be, we all seek the ideal of beauty, dancing, divinity, music.

Society, however, takes care of defining how these ideals are to manifest themselves on the level of reality. For example, nowadays the ideal of beauty is to be thin, whereas thousands of years ago the images of the gods were fat. The same goes for happiness: there is a set of rules that, if not followed, will not allow your conscious to accept the idea that you are happy. These are not absolute rules, and they change from one generation to another.

Jung used to classify individual progress according to four stages: the first was the Persona – the mask that we wear every day, pretending to be who we are. We believe that the world depends on us, that we are wonderful parents and that our children understand us, that our bosses are fair, that the dream of human beings is never to work and spend our entire life traveling. Some people try to understand what is wrong, and end up finding the Shadow.

The Shadow is our black side, which dictates how we should act and behave. When we try to get rid of the Persona, we turn on a light inside us and see spider’s webs, cowardice, petty-mindedness. The Shadow is there to hamper our progress – and it usually succeeds, so we race back to who we were before we started doubting. Nevertheless, some survive this struggle with their spider’s webs by saying: “Yes, I have a whole bunch of defects, but I’m dignified and I want to get ahead.”

At that moment the Shadow disappears and we come into contact with the Soul.

By Soul, Jung is not defining something religious; he speaks of a return to the Soul of the World, the source of knowledge. Our instincts begin to grow sharper, our emotions more radical, the signs of life are of greater importance than logic, our perception of reality is no longer so rigid. We begin to deal with things we are not used to, and to react in ways that not even we ourselves would expect.

Than we discover that if we can only manage to channel all this surge of energy, we can organize it in a very solid center, which Jung calls the Wise Old Man for men, or the Great Mother for women.

It’s quite dangerous to allow this to manifest itself. Generally speaking, whoever reaches that point tends to consider himself holy, a tamer of spirits, a prophet.

Not only people, but societies too use these four masks. Western civilization has a Persona, ideas that guide us and that seem to be absolute truths.

But things change. In the attempt to adapt to the changes, we see the great mass demonstrations where collective energy can be manipulated either for good or evil (the Shadow). All of a sudden, for some reason, the Persona or the Shadow are no longer satisfactory – the moment has come for a leap forward, new values begin to appear (the dive into the Soul).

And at the end of this process, in order for these new values to become installed, the entire race begins to make contact again with the language of signs (the Wise Old Man).

This is precisely what we are experiencing now. It may last one or two hundred years, but things are changing – for the better (?)

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Carl Gustav Jung, uno dei fondatori della psicoanalisi moderna, era solito dire che beviamo tutti alla stessa fonte. Per definire questo concetto, sviluppò una teoria la cui origine si può ritrovare nel lavoro degli antichi alchimisti, che chiamavano questa fonte l’“anima del mondo” (Anima Mundi).

Secondo questa teoria, la nostra aspirazione è sempre quella di essere degli individui indipendenti, ma una parte della nostra memoria è la stessa. Indipendentemente da credo o cultura, tutti perseguono l’ideale della bellezza, della danza, della divinità, della musica.

La società, però, s’incarica di definire come questi ideali si manifestano via via sul piano reale. Al giorno d’oggi, per esempio, l’ideale di bellezza è essere magra, mentre migliaia di anni fa le immagini delle dee erano grasse. Lo stesso accade con la felicità: esiste una serie di regole che, se non seguite, portano il tuo conscio a non accettare l’idea che sei felice. Queste regole non sono assolute, ma cambiano di generazione in generazione.

Jung soleva classificare il progresso individuale in quattro fasi: la prima era la Persona – una maschera che usiamo tutti i giorni, che finge quelli che siamo. Crediamo che il mondo dipenda da noi, che siamo dei genitori ottimi e che i nostri figli non ci comprendano, che i superiori siano ingiusti, che il sogno dell’essere umano sia non lavorare mai e passare tutta la vita viaggiando. Alcuni cercano di capire cosa c’è di sbagliato e alla fine trovano l’Ombra.

L’Ombra è il nostro lato oscuro, che detta come dobbiamo agire e comportarci. Quando tentiamo di liberarci della Persona, accendiamo dentro di noi una luce, e vediamo le ragnatele, la vigliaccheria, la meschinità. L’Ombra sta lì per impedire il nostro progresso – e in genere ci riesce, e noi torniamo rapidamente a essere quelli che eravamo prima di avere dei dubbi. Alcuni, invece, sopravvivono a questo impatto con le proprie ragnatele, dicendo: “sì, avrò pure una serie di difetti, ma ho la mia dignità, e voglio andare avanti.”

In quel momento l’Ombra scompare, e noi entriamo in contatto con l’Anima.

Per Anima, Jung non definisce niente di religioso; parla piuttosto di un ritorno all’Anima del Mondo, fonte della conoscenza. Gli istinti cominciano ad acuirsi sempre di più, le emozioni sono radicali, i segnali della vita sono più importanti della logica, la percezione della realtà non è più tanto rigida. Cominciamo così a confrontarci con cose alle quali non siamo abituati, e iniziamo a reagire in maniera inaspettata anche per noi stessi.

E scopriamo che, se riusciamo a convogliare tutto questo getto di energia continua, lo organizzeremo in un nucleo molto solido, che Jung chiama il Vecchio Saggio per gli uomini, o la Grande Madre per le donne.

Permettere questa manifestazione comporta dei pericoli. In genere, chi vi arriva ha la tendenza a considerarsi santo, domatore di spiriti, profeta.

Queste quattro maschere sono usate non solo dalle persone, ma anche dalle società. La civiltà occidentale possiede una Persona, idee che ci guidano e che appaiono come verità assolute.

Ma le cose cambiano. Nel loro tentativo di adattarsi ai cambiamenti, noi assistiamo alle grandi manifestazioni di massa, dove l’energia collettiva può essere manipolata tanto verso il bene come verso il male (Ombra). Tutt’a un tratto, per qualche ragione, la Persona o l’Ombra non soddisfano più – è giunto il momento di un salto -, e cominciano a emergere nuovi valori (immersione nell’Anima).

E alla fine di questo processo, perché questi nuovi valori si instaurino, tutta la razza ricomincia a entrare in contatto con il linguaggio dei segni (il Vecchio Saggio).

È esattamente il momento che stiamo vivendo ora. Potrà durare cento o duecento anni, ma le cose stanno cambiando – in meglio (?)
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Carl Gustav Jung, uno de los fundadores del moderno psicoanálisis, solía decir que todos nosotros bebemos de una misma fuente. Lo explicaba mediante toda una teoría que se remontaba al trabajo de los antiguos alquimistas, que denominaban a esta fuente el “alma del mundo” (Anima Mundi).

Según esta teoría, durante toda nuestra vida intentamos ser individuos únicos e independientes, pero una parte de nuestra memoria la compartimos con toda la humanidad. No importa a qué credo o a qué cultura se pertenezca: todos buscan el ideal de la belleza, de la danza, de la divinidad, de la música.

La sociedad, sin embargo, se encarga de concretar cómo estos ideales van a manifestarse en la realidad diaria. Por ejemplo, hoy en día el ideal de belleza consiste en estar delgada, mientras que hace miles de años las imágenes de las diosas eran gordas. Lo mismo ocurre con la felicidad: hay una serie de requisitos que, de no cumplirse, no nos permiten aceptar conscientemente el hecho de que tal vez ya somos felices. Tales requisitos no son absolutos, y cambian de generación en generación.

Jung solía clasificar el progreso individual en cuatro etapas: la primera era la Persona – máscara que usamos todos los días, fingiendo lo que somos. Pensamos que el mundo depende de nosotros, que somos excelentes padres y que nuestros hijos no nos comprenden, que los jefes son injustos, que el sueño de todo ser humano es parar de trabajar para siempre y pasarse la vida entera viajando. Algunas personas procuran entender qué es lo que no encaja, y acaban pasando a la siguiente fase: la Sombra.

La Sombra es nuestro lado negro, que dicta cómo debemos actuar y comportarnos. Cuando intentamos librarnos de la Persona, encendemos una luz dentro de nosotros, y logramos ver las telas de araña, la cobardía, la mezquindad. La Sombra está allí para impedir nuestro progreso – y generalmente lo consigue, pues nos damos la vuelta y corremos a ser quienes éramos antes de empezar a dudar. No obstante, algunos superan este enfrentamiento con sus telas de araña diciéndose: “Es verdad que tengo algunos defectos, pero soy digno, y quiero seguir adelante”.

En ese momento, la Sombra desaparece, y entramos en contacto con el Alma.

Jung no entiende por Alma nada relacionado con la religión. Se refiere a un regreso al Alma del Mundo, la fuente del conocimiento. Los instintos comienzan a agudizarse, las emociones se tornan radicales, las señales que envía la vida son más importantes que la lógica, la percepción de la realidad se vuelve menos rígida. Comenzamos a entrar en contacto con realidades a las que no estábamos acostumbrados, empezamos a reaccionar de una manera que nos resulta inesperada a nosotros mismos.

Y descubrimos que, si conseguimos canalizar todo este chorro de energía continua, vamos a organizarlo en un centro muy sólido, al que Jung llama “el Viejo Sabio” para los hombres, o “la Gran Madre”, en el caso de las mujeres.

Permitir esta manifestación es algo peligroso. Generalmente, quien llega a ese punto tiene tendencia a considerarse santo, domador de espíritus, o profeta.

No sólo las personas usan estas cuatro máscaras: también las sociedades. La sociedad occidental tiene una determinada Persona, ideas que nos guían y que parecen verdades absolutas.

Pero las cosas cambian. En su intento de adaptarse a los cambios, vemos las grandes manifestaciones de las masas, en las que la energía colectiva puede ser manipulada tanto para el bien como para el mal (Sombra). De repente, por alguna razón, la Persona o Sombra ya no terminan de satisfacer, y llega el momento de dar un salto, y comienzan a surgir nuevos valores (inmersión en el Alma).

Y al final de este proceso, para que estos nuevos valores se afiancen, la raza humana entera comienza a captar de nuevo el lenguaje de las señales (el Viejo Sabio).

Es justamente eso lo que estamos viviendo ahora. Puede prolongarse cien o doscientos años, pero todo está cambiando... para bien (?)
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Carl Gustav Jung, un des fondateurs de la psychanalyse moderne, disait souvent que nous buvons tous à une même source. Pour définir cela, il développa une théorie dont on peut trouver l’origine dans le travail des anciens alchimistes, qui appelaient cette source « âme du monde » (Anima Mundi).

Selon cette théorie, nous tentons toujours d’être des individus indépendants, mais une partie de notre mémoire est commune. Indépendamment du credo ou de la culture, nous cherchons tous l’idéal de la beauté, de la danse, de la divinité, de la musique.

La société se charge cependant de définir la façon dont ces idéaux vont se manifester sur le plan du réel. Par exemple, de nos jours, l’idéal de beauté est la maigreur, alors qu’il y a des milliers d’années les déesses des statues étaient grosses. Il se passe la même chose avec le bonheur : il existe une série de règles que vous devez suivre, sinon votre conscient n’acceptera pas l’idée que vous êtes heureux. Ces règles ne sont pas absolues, et elles changent d’une génération à l’autre.

Jung classait le progrès individuel en quatre étapes : la première était la Persona – le masque que nous portons tous les jours, dissimulant ce que nous sommes. Nous croyons que le monde dépend de nous, que nous sommes des parents formidables et que nos enfants ne nous comprennent pas, que les patrons sont injustes, que le rêve de l’être humain est de ne jamais travailler et de passer sa vie à voyager. Certaines personnes s’efforcent de comprendre ce qui ne va pas, et elles finissent par rencontrer l’Ombre.

L’Ombre est notre côté noir, qui dicte la façon dont nous devons agir et nous comporter. Quand nous tentons de nous libérer de la Persona, nous allumons une lumière en nous, et nous voyons les toiles d’araignée, la lâcheté, la mesquinerie. L’Ombre est là pour entraver notre progrès – et en général elle y parvient, nous redevenons vite celui que nous étions avant de douter. Pourtant, certains survivent à cette confrontation avec leurs toiles d’araignée et disent : « Oui, j’ai une série de défauts, mais je suis digne, et je veux aller de l’avant. »

À ce moment, l’Ombre disparaît, et nous entrons en contact avec l’Âme.

Par Âme, Jung ne définit rien de religieux ; il parle d’un retour à l’Âme du Monde, source de la connaissance. Les instincts commencent à s’aiguiser, les émotions sont radicales, les signes de la vie sont plus importants que la logique, la perception de la réalité n’est plus aussi rigide. Nous sommes confrontés à des choses auxquelles nous ne sommes pas accoutumés, nous nous mettons à réagir d’une manière inattendue à nos propres yeux.

Et nous découvrons que si nous parvenons à canaliser ce jaillissement continu d’énergie, nous allons l’organiser dans un centre très solide, que Jung appelle le Vieux Sage pour les hommes, ou la Grande Mère pour les femmes.

Il est dangereux de permettre cette manifestation. Généralement, celui qui atteint ce stade a tendance à se considérer comme un saint, un dompteur d’esprits, un prophète.

Non seulement les personnes, mais aussi les sociétés portent ces quatre masques. La civilisation occidentale a une Persona, des idées qui nous guident et qui paraissent des vérités absolues.

Mais les choses changent. Dans leur tentative de s’adapter aux changements, nous voyons les grandes manifestations de masse, dans lesquelles l’énergie collective peut être manipulée pour le bien comme pour le mal (Ombre). Soudain, pour une raison quelconque, la Persona ou l’Ombre ne sont plus satisfaisantes – le moment est arrivé d’un saut, de nouvelles valeurs commencent à surgir (plongée dans l’Âme).

Et au bout de ce processus, pour que ces nouvelles valeurs s’installent, la race entière entre de nouveau en contact avec le langage des signes (le Vieux Sage).

C’est exactement cela que nous sommes en train de vivre. Cela peut durer cent ou deux cents ans, mais les choses changent – pour le meilleur (?)