Monday, 24 May 2010

Re-Apertura del Teatro Colón / The reopening of the Colon Theatre

Mirando online la inauguracion del maravilloso Teatro Colón...Que emocion... Como quisiera estar ahi...















BRAVO!!!

Sunday, 16 May 2010

Satan sells used objects (P.Coelho´s Blog)

Needing to adapt to the new times, Satan decided to get rid of a whole lot of his stock of temptations. He placed an ad in the newspaper and attended his customers all day in his workshop.
It was a fantastic stock: stones for the virtuous to stumble over, mirrors for increasing one’s self-importance, and spectacles that reduced the importance of others. Some objects hanging on the wall drew a lot of attention: a dagger with a curved blade to be used on someone’s back, and tape-recorders that registered only gossip and lies.

- Don’t worry about the price! – shouted old Satan to the potential customers. – Take it home today and pay for it whenever you can!

One of the visitors noticed two tools lying in a corner that seemed to be quite worn and attracted little attention. But they were very expensive. Curious, he wanted to know the reason for that apparent discrepancy.
- They are worn because they are the ones that I use most of all – answered Satan with a laugh. – If they drew a lot of attention, people would know how to protect themselves.

- However, they are both worth the price I am asking for them: one is Doubt, the other is the Inferiority Complex. All the other temptations can sometimes fail, but these two always work.

Stories about arrogance (from Paulo Coelho´s Blog)

English Italiano Español Français

Saturday, 15 May 2010

L´insostenibile causalità...

Prossima destinazione: Buenos Aires.
Search-engines, Suchmaschinen, Buscadores...vuoli, flights, vuelos, Flüge...i motori di ricerca suggeriscono -anche- temi non direttamente legati...oppure si?...trovo subito:

* The name Buenos Aires means ‘Fair Winds’ in Spanish, and the city derived its name from Nostra Signora di Bonaria ,a sanctuary located in the Cagliari, Sardinia (!).

Certo che abbiamo imparato nella scuola che la mia cittá natale prende il suo nome della "Madonna di Buonaria" (Nuestra Señora del Buen Aire), ma mai che della Madonna di Bonaria custodita nel santuario cagliaritano prende il nome tanto il colle cittadino che la capitale dell’Argentina...

"Buenos Aires, infatti non è che la traduzione spagnola di Bonaria perché proprio dal colle cagliaritano sul quale sorgono il santuario e la basilica partirono i marinai che, scampati miracolosamente ad una furiosa tempesta, approdarono nella lontana terra del Sud America fondando poi la città alla quale, sciogliendo un voto fatto nel momento del pericolo, vollero dare lo stesso nome del colle dove è venerata la Madonna che li aveva salvati."

E tutto questo nel 1536...molti anni prima della grande immigrazione italiana...
Interessante (ok, almeno per me) ... Punto d'arrivo e della partenza e viceversa...

Magari solo il cuore si accorge della causalità...

Santuario di Nostra Signora di Bonaria (Sardegna-Italia)


Basilica de Nuestra Señora de los Buenos Aires (Buenos Aires-Argentina)


"Lavora come se non avessi bisogno dei soldi.
Ama come se nessuno ti avesse mai fatto soffrire.
Non credere a tutto quello che ascolti, non spendere tutto quello che possiedi.
Quando dici "ti amo", dillo sul serio.
Quando dici "mi dispiace", guarda la persona negli occhi.
Non prenderti mai gioco dei sogni degli altri. Chi non ha sogni, ha ben poco.
Ama profondamente e appassionatamente. Puoi uscirne ferito, però è l'unico modo di vivere la vita completamente.
Quando perdi, non perdere la lezione.
Apri le braccia al cambiamento, però non disfarti dei tuoi valori.
Non rivangare il passato.
Non interrompere mai qualcuno che ti stia mostrando affetto.
Ricòrdati che non ottenere quello che vuoi quando vuoi, talvolta è una fortuna.
Impara tutte le regole, per sapere quando bisogna infrangerle - e in che modo.
Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui dovesti rinunciare per ottenerlo.
Abborda l'amore e la cucina con un certo temerario abbandono.
Ricordati che i più grandi amori e i più grandi successi comportano dei rischi maggiori.
Non giudicare gli altri in base ai loro conoscenti.
Se non fosse per te, qualcuno potrebbe non essere vivo.
Tutte le notti qualcuno pensa a te prima di addormentarsi.
Quando pensi che il mondo ti abbia girato la schiena, facci caso: probabilmente sei tu che hai girato la schiena al mondo.
Tacere talvolta è la risposta migliore.
Non dimenticare che le relazioni migliori sono quelle in cui l'amore per l'altro è più grande del bisogno che hai di lui.
Circondati di ciò che ami, qualsiasi cosa sia.
Non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà - sappila perdonare.
Ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
Non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato: il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
Ogni persona che passa nella nostra vita lascia sempre un poco di sé e prende un poco di noi. Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente.
Per gestirti usa la testa, per gestire gli altri usa il cuore.
Se qualcuno ti tradisce una volta, è colpa sua. Se ti tradisce ancora, è colpa tua.
Le grandi menti discutono delle idee; le persone medie discutono dei fatti; le piccole menti (s)parlano delle persone.
Nella vita scegliamo strade diverse ma, indipendentemente da dove andiamo, portiamo sempre un pezzettino dell’altro con noi.
Ama qualcuno per ciò che sei quando stai con lui/lei.
Non perdere del tempo con qualcuno che non è disposto a trascorrerlo con te.
Affronta ogni disaccordo in maniera chiara, non offendere.
Ricorda che talvolta il non raggiungimento dello scopo può essere di buon auspicio.
Non dimenticare di mettere in pratica ciò che hai letto".

Sunday, 25 April 2010

Un giorno di sole - Un dia de sol en Munich -A sunny day in Munich

Ayer un concierto inolvidable...
Hoy un dia de primavera "müncheriano" espectacular...
Gracias a los que SINCERAMENTE cada dia me mandan tanto cariño y buena onda, se siente...

Sunday, 18 April 2010

Arte & Historia (Favoritos)









Elsa & Fred (Argentina/España)

Lleva tiempo llegar a ser joven (P.Picasso)
Elsa & Fred es una historia de amor tardío. Una historia de dos vidas que al final del camino descubren que nunca es tarde para amar ni para soñar.
Elsa tiene 82 años, de los cuales 60 vivió soñando un momento que ya había sido soñado por Fellini: la escena de La Dolce Vita en la Fontana di Trevi. Igual, pero sin Anita Ekberg sino ella. Sin Marcello Mastroiani, sino con ese amor que tardó tanto tiempo en aparecer. Alfredo es un poco más joven que Elsa y siempre fue un hombre de bien que cumplió con su deber. Al quedar viudo, desconcertado y angustiado por la ausencia de su mujer, su hija le insta a mudarse a un apartamento más pequeño donde conoce a Elsa. A partir de este momento, todo se transforma. Elsa irrumpe en su vida como un torbellino dispuesta a demostrarle que el tiempo que le queda de vida – mucho o poco – es precioso y puede disfrutarlo como le plazca. Fred se deja llevar por el vértigo de Elsa, por su juventud, por su intrepidez, por su hermosa locura. Es así como Alfredo (o Fred como le llama Elsa), aprende a vivir



-"me estas llamando vieja ahora?" - "no, inconciente" - "Ah, bueno, me asustaste..."



A wonderful movie
We are never too old to be young...
Elsa and Fred is a story about two people who, at the end of the road, discover that it’s never too late to love. or to dream.
Elsa is 82 years-old and for the past 60 years she’s dreamt of a moment that Fellini had already envisaged: the scene of “La Dolce Vita” at the Fontana di Trevi. The same scene without Anita Ekberg in it but Elsa instead. Without Marcello Mastroiani but with that love that took so long to arrive. Alfredo is a bit younger than Elsa and was always a good man who did everything he was supposed to do. After losing his wife, he feels disturbed and confused and his daughter decides that it would be best if he moved into a smaller apartment where he’ll meet Elsa. From that moment on, everything changes. Elsa bursts into his life like a whirlwind, determined to teach him that the time he has left to live - be it more or less - is precious and that he should enjoy it as he pleases. Fred surrenders to Elsa’s frenzy, to her youth, to her boldness, to her beautiful madness. And this is how Alfredo (or Fred, as Elsa calls him), learns how to live...

Toda la pelicula/The full movie





Thursday, 15 April 2010

Sogno d'amore (Alda Merini)


Se dovessi inventarmi il sogno
del mio amore per te
penserei a un saluto
di baci focosi
alla veduta di un orizzonte spaccato
e a un cane
che si lecca le ferite
sotto il tavolo.
Non vedo niente però
nel nostro amore
che sia l'assoluto di un abbraccio gioioso.

Tuesday, 13 April 2010

Il gene egoista /The Selfish Gene/ El gen egoísta (1976)

Español http://es.wikipedia.org/wiki/El_gen_ego%C3%ADsta

Hace tiempo no entendía el concepto; Hoy por hoy cada vez mas me parece encontrar en esta teoria -reconozco que con rebeldia- respuestas de todo tipo...

Italiano http://it.wikipedia.org/wiki/Richard_Dawkins

English http://en.wikipedia.org/wiki/The_Selfish_Gene

La fama o lo mediocre entronizado (Jesús Ferrero)

El novelista Jesús Ferrero, autor, entre otros títulos, de la novela de culto Belver Yin, desentraña los misterios del arrollador éxito de los programas y revistas del "cotilleo". Las conclusiones a las que llega no son nada alentadoras: la vida rosa es reflejo de una ética colectiva.
Antes de adentrarnos en la revolución invertida que se está llevando a cabo en el mundo de la fama no estará de más hacer un poco de memoria.
Los antiguos veneraban la fama y la vinculaban a la noción de excelente, en una operación donde la excelencia (en las armas, en las letras) era la causa y la fama su efecto. Esa idea de
la fama, relacionada con las virtudes aristocráticas, dura prácticamente hasta la Revolución Francesa, pero tiene un punto de inflexión muy anterior, de naturaleza muy reveladora, en Don Quijote, que está loco y que además de encarnar esa antigua forma de la fama anuncia otra nueva que se hará realidad con el romanticismo, cuando la fama cambie definitivamente de clase social.
Puede que hasta el siglo XIX la fama estuviera relacionada con la nobleza o con los que asumían sus valores pero, al afianzarse en el poder, la nueva clase dominante, la burguesía, va a rechazar los favores de la fama y los va a proyectar hacia sus afueras. A partir de ese momento, el famoso va a ser el loco. Werther, por ejemplo, el pobre Werther, se hará famoso por su locura de amor, y también se hará muy famoso el pobre diablo de Un héroe de nuestro tiempo. Hablo de personajes literarios, pero que dan información sobrada de hacia dónde iba a ir la fama. Por lo demás, héroes de los nuevos tiempos como pudieron serlo Baudelaire y Rimbaud no dejaron nunca de parecer a los burgueses naturalezas extraviadas y enfermas.
Ni el poder financiero ni el industrial querían la fama personal, a veces ni siquiera querían la fama para su corporación. Fue la gran originalidad de la burguesía con respecto a la aristocracia. Como depositaria que se sabe del dinero a gran escala, la burguesía va a ser una clase seria, como diría Adorno, y dejará la fama para los que la necesitan más.
Durante todo el siglo XX la fama seguirá los mismos derroteros que al final del XIX. Asombra repasar las crónicas del siglo pasado y constatar que la fama ha sido un asunto fundamentalmente plebeyo, un asunto, en fin, de los que carecían hasta de sombra. Actores, deportistas, cantantes, bailarines, todos ellos surgidos de la inmensa plebe, todos ellos huyendo de la pobreza y convirtiendo su obstinación (su locura) en materia prima de su fama. Constatación que nos puede conducir a una verdad paradójica: allá donde hay verdadera fama no hay verdadero dinero, salvo en casos excepcionales y de fuerza mayor. Dicho en otras palabras: las caras famosas casi nunca ocultan fortunas inmensas desde que la fama cambió de naturaleza.
Relegada a los dominios de la no riqueza, o de la falsa riqueza, la fama fue siguiendo una dialéctica descendente en cuyo corpus se fue destronando al loco en beneficio del mediocre.
Es observable que hasta la llegada de los nazis la mediocridad había tenido muchos problemas para sobresalir o para convertirse en "hecho" de algún modo deseable.
Hitler quebró esa línea de navegación, conformando la primera dictadura de mediocres de la historia. De mediocres obsesionados por su popularidad, como lo estaba Hitler, según refieren Odina y Halevi en El factor fama. Luego vinieron otras dictaduras de mediocres, y entre unas y otras ocurrió lo de Auschwitz. Hitler triunfó porque representaba al alemán común, al más normal, al más mediocre, que convertía su mediocridad en vínculo de unión y en icono cohesionador de todos cuantos se reconocían en él. Concluye la Segunda Guerra Mundial y empieza el imperio de la televisión, que va a revolucionar hasta el suplicio la dialéctica de la fama. Durante sus primeros diez años de historia, la televisión fue un medio bastante tosco en busca de su propio lenguaje como creador y generador de fama. Apenas conocí esos tiempos prehistóricos, y creo que el cambio con respecto a la idea que nos preocupa ha de situarse en la década de los sesenta, cuando Umberto Eco detectó, en la televisión italiana, la aparición de un presentador que ni era bueno ni malo, aunque se equivocaba bastante: era simplemente muy mediocre. Eco advertía que era un hecho nuevo en la historia de la televisión, ya que ese presentador estaba superando en fama a todos sus colegas. Por primera vez desde la Segunda Guerra Mundial, la mediocridad volvía a seducir. Creo que en España es observable el mismo fenómeno y en la misma década. Si tomamos el ejemplo de los presentadores de televisión, hasta finales de la década de los sesenta el estilo imperante era el de la gran corrección, una corrección casi fúnebre y un tanto mecánica, de carácter inseguro y por lo tanto académico y absolutamente ortodoxo. Pero de pronto empezaron a aparecer presentadores que se equivocaban con cierta frecuencia, y por lo tanto mediocres en su misma profesión, y que hacían las delicias de la gente. ¿Había empezado el gran circo de la clase media y para la clase media?
Ese proceso ha sufrido de pronto una gran aceleración y nos encontramos en este momento, en el que ya se puede constatar un hecho general de naturaleza inquietante: casi todos los famosos que pueblan el circo nacional son de una mediocridad que restalla y de una pobreza verbal evidente, efectos inevitables de su pobreza mental. Por eso utilizan un lenguaje de una tosquedad tan humillante. En muchos casos, da la impresión de que se expresasen como niños balbucientes, cuando no como auténticos subnormales. Y en todos los actos de su vida y su infravida demuestran una vulgaridad de una transparencia aplastante, que no admite ninguna duda.
Basta con observar unos segundos a cualquiera de nuestros famosos para asegurar que se trata de un ensalzamiento de la mediocridad de carácter involutivo. Por eso se forman cadenas de famosos donde cada eslabón resulta todavía más vergonzoso que el anterior, y el anterior del anterior. La profundidad en la miseria adquiere entonces su matiz más siniestro, y se llega a representaciones de una vulgaridad sofocante, en el límite del absurdo, y donde sólo se advierte la debilidad crítica y la profunda dejadez mental que ya caracteriza a grandes capas de nuestra sociedad, que consumen toda esa subinformación.
Da la impresión de que se trata de una corriente de cierto calado, que tiene su efecto sobre el cuerpo social y que se nutre de tres elementos básicos que funcionan entre ellos como vasos comunicantes: los periodistas (y los medios en los que trabajan), los famosos, que les deben todo, y los consumidores.
La zona de más clara inmoralidad, de más evidente obscenidad (y de más poder), hay que buscarla en las empresas gráficas y televisivas. Al fin y al cabo son ellas las que crean la fama y las que llegado el caso la destruyen, como suelen hacer los periodistas en esa especie de ceremonia extenuante que consiste en masacrar a algún famoso de vez en cuando. La misma estrategia de esos periodistas nos indica que la fama se empieza a administrar ahora con más violencia que antes. En la era de la impaciencia también la fama se convierte en un asunto de ansiedad y viene a ser un latigazo más fugaz que un flash.
Son, pues, los periodistas los que crean a los famosos siguiendo, desde hace algún tiempo, una gramática precisa, que rara vez se altera. Por más extraño que parezca, no cualquiera puede ser famoso. Ahora mismo, todo famoso ha de ser un sujeto bastante limitado, cuando no explícita y clamorosamente limitado, y ha de albergar una buena dosis de vulgaridad: vulgaridad en el personaje, vulgaridad en la imagen que se proyecta socialmente de él, y vulgaridad en la mirada de quienes lo consumen a diario. De ahí que ser famoso empiece a convertirse en un asunto tenebroso desde que Italia, madre de pueblos, abrió de par en par las puertas a una nueva inmoralidad que tendríamos que calificar de "nuevo populismo", y que tendería a rebajar considerablemente el nivel de la reflexión personal y social, convirtiendo el lenguaje en una máquina rudimentaria y la vida en una representación estúpida de la falta misma de sustancia. Por eso las televisiones y los periódicos conceden desde hace años un espacio tan abusivo, y en realidad tan ilegal, a la feria degenerativa de los famosos y a la exhibición de sus miserias.
Se engañan los que dan por seguro que la gente es tan necia como los sujetos que salen en los programas televisivos de los últimos tiempos, verdaderos tubos de ensayo de un nuevo concepto de la fama. Las masas se enganchan a ellos porque en realidad están asistiendo al paroxismo de la mediocridad. Con toda seguridad puede decirse que la televisión nunca había llegado tan lejos en la representación insistente, contundente, indiscutible de las más burdas limitaciones humanas. Para el espectador medio, la tentación de sentirse superior a los miserables que está viendo evolucionar en un gallinero de metacrilato debe de ser muy poderosa, y confieso haber caído en ella.
En lugar de estimular el respeto, tales programas estimulan secretamente el desprecio, y por una sola razón: por más que se enturbien las aguas en este alarmante laberinto de la vulgaridad, la gente se resiste a adorar ciegamente la mediocridad, y en especial cuando resulta muy evidente. Pero esa resistencia puede poco ante la insistencia de los medios de comunicación, que siguen dando espacio a sus fantasmales personajes, en parte para demostrar que sus creaciones no son tan efímeras como pudieran parecer. Pierden el tiempo en esa comedia: las nuevas famas están ya hechas para consumirse como cerillas y desaparecer. El mecanismo salta a la vista.
Será interesante comprobar dentro de un tiempo a qué lugar nos lleva este proceso notoriamente regresivo, que ha empezado a impregnar todos los ámbitos de nuestras vidas, y que también se observa en el mundo literario.
A la hora de enjuiciar este momento, es muy difícil evitar el término decadencia. Y supongo que la decadencia implica, entre otras cosas, una falta de exigencia en todo y un regodeo alucinante en las limitaciones propias y ajenas. Desde esa perspectiva, la decadencia no sería (al menos en un segundo momento, y ahora estamos en él) un buen territorio para la razón. Tampoco sería un buen territorio para la conciencia (ni la general ni la situacional), ni un buen territorio para la reflexión. Igual por eso uno de los aspectos que más podemos lamentar del pensamiento actual es su inmovilidad. ¿Nuestra sociedad empieza a estar incapacitada para pensarse a sí misma? ¿A quién puede beneficiar esta mascarada? ¿Estaremos llegado, casi sin darnos cuenta y como quien baja una cuesta, al grado cero del pensamiento? Dicho de otra manera: si en el termómetro de la fama el nivel de exigencia está llegando al grado cero, ¿por qué no iba a ocurrir lo mismo con otros elementos de nuestro sistema de valoración?
Puestos a reflexionar, quizá queda por aclarar un último misterio que se concreta en una pregunta: ¿La clase media está llegando realmente al poder? De ser así, ¿por qué su "poder" iba a ser mejor que los anteriores? ¿Porque procede de más abajo? La procedencia de un estrato social bajo nunca ha sido ninguna garantía de nada. Y bien, ese poder "sin garantía de nada" se estaría manifestando ya en una nueva idea de la fama: se alza el telón, se encienden los focos grasientos, y empieza la parada de los monstruos.
Todo un proceso que habría tenido tres protagonistas y tres clases sociales: la nobleza, que hacía famoso al guerrero, la burguesía, que hacía famoso al loco reservándose para ella el humilde anonimato, y la clase media, que estaría haciendo famoso al mediocre ya muy cercano al monstruo.
Otra interpretación posible, menos simétrica pero quizá más certera: la clase media seguiría desnuda ante la historia y parcialmente desubicada, y el poder continuaría en manos de las corporaciones financieras. La clase media no habría llegado a "ningún lugar", decíamos, y se la tendría además entretenida con espectáculos cada vez más lamentables en los que se ensalzaría lo peor de esa clase: la fatal "medianía" en la que se ha visto obligada a vivir permanentemente, por un extremo rozando los estratos ya cercanos a la clase dirigente y por el extremo opuesto tocando al proletariado más genuino, como bien saben los argentinos. Pero ensalzar la medianía de la clase media no es precisamente ensalzar lo mejor de ese inmenso tejido que ha dado origen a tantos pensadores, políticos, escritores y artistas desde Grecia a nuestros días, y sin la cual no se puede sostener ningún Estado, como sabían Adriano y Marguerite Yourcenar.
La conclusión a la que me lleva todo lo dicho no es consoladora: la clase media soporta toda esa subinformación porque se ha envilecido o la han envilecido, de no ser así no aguantaría la continua exhibición de algo que en el fondo detesta porque lo conoce demasiado bien, y que siempre ha querido superar de mil maneras: la mediocridad.
Para terminar, señalaré que la fama ha invertido completamente su dialéctica. Antes la voz misma de la fama le estaba diciendo al aspirante: "No seas mediocre si quieres tenerme", en cambio ahora le está diciendo: "Sé todo lo mediocre que puedas y me tendrás toda entera".
Como observará el lector, hasta en asuntos tan frívolos como el de la fama todo parece indicar que estamos al final de un ciclo, que tenderá a devorarse a sí mismo por mera inflación, y que es menos caótico de lo que parece, porque lleva una dirección. ¿Cuál es el nombre de esa dirección? Yo creo saberlo y a la vez no. En el crucigrama que acabo de dibujar, el lector tiene la última palabra. -

"Un di, felice" La Traviata (Violetta & Alfredo)

R. Fleming & R. Villazon



Alfredo:

Un dì, felice, eterea,
Mi balenaste innante,
E da quel dì tremante
Vissi d'ignoto amor.
Di quell'amor che palpita
Dell'universo, Dell'universo intero,
Misterioso, altero,
Croce e delizia cor.
Misterioso, Misterioso altero,
Croce e delizia al cor.

Violetta:

Ah, se ciò è ver, fuggitemi,
Solo amistade io v'offro:
Amar non so, nè soffro
Un così eroico amor.
Io sono franca, ingenua;
Altra cercar dovete;
Non arduo troverete
Dimenticarmi allor.

Thursday, 8 April 2010

Giuseppe G.Belli


LA BOCCA DELLA VERITA'

In una chiesa presso una piazzetta
Un poco oltre Piazza Montanara[1]
Lungo la strada che porta alla salina,
Nell'entrare c'è una cosa benedetta.

Per tutta Roma in lungo e in largo
Non potrai trovare cosa più rara.
È una faccia di pietra che ti dice
Chi ha detto una bugìa e chi non l'ha detta.

Se io adesso in questa faccia, che ha la bocca aperta,
Infilo una mano, e non la serra,
La mia verità considerala certa.

Ma se mette la mano uno bugiardo
Stai sicuro che né a tirare né a spingere
Quella mano viene più via.

Roma, 2 dicembre 1832


-------------------------------------------------------------
[1] · Oggi la topografia del luogo è completamente cambiata ma la chiesa (S.Maria in Cosmedin) è ancora lì.

News

Tuesday, 6 April 2010

Karmic Relationships

"...in other words,we always attract what we need...and in the right moment in life when we are able to understand..."

The Resonance Project

About Nassim Haramein



"The Resonance Project Foundation is a 501(c)(3) non-profit organization dedicated to the unification of all sciences and philosophies emerging from a complete and applied view of the physics underlying the wheelworks of nature.

The Resonance Project Foundation’s accomplished team of scientists study the principles of Unified Field Theory and its applications in a sustainable research environment. Our researchers and emissaries share the knowledge and implications of our findings through educational outreach programs, scientific publications, layman’s papers and multimedia presentations.

We are living at a critical time in history. The work done in our interdisciplinary research park may be crucial to our capacity to overcome the ecological and technological difficulties our world faces today."

Sunday, 4 April 2010

Margarita Salas (bióloga molecular)

Brava...


Me viene a la mente esta frase de A.Einstein (questa frase di A.Einstein mi ritorna in mente):

"Non cercare di diventare un uomo di successo, cerca piuttosto di diventare un uomo di valore"... ("Intenta no volverte un hombre de éxito, sino volverte un hombre de valor")

e questo comentario presso di Yahoo (y este comentario tomado de un usuario de Yahoo):

"Credo non sia semplice trovare parole nuove.
Alcune volte mi soffermo a pensare al significato, il più profondo, di queste apparentemente semplici parole: "Uomo di valore" o giù di lì ma qualche piccolo particolare mi sfugge e non riesco a mettere completamente a fuoco qualche conclusione, ma cercherò ugualmente di esporti alcune mie personali considerazioni.
L'essere un Uomo di valore o, anche semplicemente un Uomo nella società moderna in cui VALE purtroppo l'esatto opposto, richiede uno sforzo immenso, una concentrazione ed una maturità incalcolabili, quasi irreali...
Sono Uomo non solo se aspiro ad un valore ma me lo cerco con immane fatica, se considero le circostanze di profondo insuccesso come i migliori momenti formativi, se riesco ad analizzare e cercare di risolvere le mie debolezze, se mi accollo tutto il peso della vita sulle spalle cercando di non cadere più negli errori commessi facendo sì che gli stessi possano giovarmi per trovare quella spinta, quella forza necessaria per uscire da situazioni di stallo nelle quali, purtroppo, alle volte ci si ritrova e pare quasi di non riuscire nemmeno più a volare. La parola "successo" di per sè non sarebbe vista in senso negativo; generalmente si riferisce alla realizzazione di uno scopo che una persona si prefigge di raggiungere nella propria vita.
Spesso però, e soprattutto nei giorni nostri, è interpretata in modo diverso, oserei dire proprio in senso negativo in quanto direttamente collegata alla fama mediatica, al denaro, alla fisicità ...
Ed è a questo punto, dopo aver esposto le mie brevi e semplici considerazioni, che rispondo alla tua domanda: nella moderna società, più che mai, questa massima di Eistein affonda le proprie radici assumendo enorme significato se si considera il successo sotto l' aspetto negativo ossia, e mi ripeto lo so, come raggiungimento di scopi puramente economici, fama mediatica, gioventù/bellezza (secondo i canoni attuali) e potere... Ma è decisamente più impegnativo e gravoso ritrovare noi stessi, i nostri valori e "combattere" con le fatiche della quotidianità e della vita...